Lo scorso giugno, notando che in questa figurina le sequoie erano riferite per ben tre volte al maschile (due esplicitamente in “i sequoia” e un’altra volta attraverso l’aggettivo “famosi“) mentre adesso su libri e web sono sempre riferite al femminile, ho contattato l’Accademia della Crusca che così mi ha risposto:

Gentilissimo utente,
in relazione al quesito di consulenza linguistica da Lei inviatoci,
Le trasmettiamo la seguente risposta:

“Va premesso che un’oscillazione nel genere delle parole introdotte da altre lingue è quasi un fenomeno “fisiologico”, almeno per quel che riguarda i primi tempi di acclimatazione. Ciò si verifica ancora oggi, pensi per esempio a mail che alcuni usano al maschile (come messaggio) e altri al femminile (come posta). Il nome dell’albero sequoia, voce dotta derivata dal nome dell’indio Sequoyah, inventore dell’alfabeto cherokee, è entrato nella nostra lingua per tramite dell’inglese. La prima attestazione lessicografica risale al Dizionario universale di scienze, lettere ed arti, di Michele Lessona (1874-75) che nella trattazione lo accorda al femminile, così come solo femminile lo registra il GDLI, dizionario storico della nostra lingua. In realtà si trovano attestazioni dell’uso al maschile fino alla prima metà del secolo scorso (e oltre se si considerano le sue figurine): in De America (1953) di Guido Piovene, si legge “Sebbene il pino detto qui Ponderosa non sia molto più piccolo, e anche l’abete detto Douglas sia di misura eccezionale, i grandi attori sono gli alberi rossi: il redwood (letteralmente, legno rosso) e il sequoia, che però cresce …”. È probabile che in questo caso il genere maschile sia indotto da albero (“gli alberi rossi” che precede i due punti), così come anche nella Cronichetta mensuale delle più importanti moderne scoperte nelle scienze naturali (1867) dove si legge “Il Sequoia, albero gigante della California, rotto dalla tempesta, avea all’altezza di sei piedi dal suolo, 26 piedi di diametro, e 1234 strati, o linee annuali corrispondenti a 1234 anni. Una bella eta!”, ma è altrettanto probabile che vi sia dietro la forma pino, come si può leggere in Le meraviglie della vegetazione di Fulgence Marion (1877): “il più rimarchevole per età è il pino colossale di California, il Sequoia, che ha un’altezza di cento metri e uno spessore di metri dieci”.”

Cordiali saluti,
Matilde Paoli
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca

Advertisements